Mamuthones in corteo lungo una via del paese, con i campanacci sulla schiena
I Mamuthones di Mamoiada, la cui prima uscita dell'anno cade nei giorni di Sant'Antonio. Foto: alice.grussu · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Se c'è un momento in cui la Sardegna dell'interno mostra la sua faccia più antica, è la notte fra il 16 e il 17 gennaio. In oltre un terzo dei comuni dell'isola, e in modo particolarmente radicato tra il Logudoro e il Goceano, si accendono i fuochi di Sant'Antonio Abate: cataste di legna alte diversi metri, montate per giorni nelle piazze e davanti alle chiese, che bruciano fino al mattino tra preghiere, canti e brindisi. Non è una rievocazione per visitatori: è una delle ricorrenze più diffuse e più sentite di tutta la Sardegna.

Il santo che rubò il fuoco

La tradizione popolare sarda racconta Sant'Antonio Abate in un modo tutto suo. Non solo eremita e protettore degli animali, ma portatore del fuoco: secondo la leggenda scese all'inferno e ne rubò una scintilla per donarla agli uomini, che fino ad allora vivevano al freddo. Da qui il nome del falò, su fogulone o su fogarone a seconda dei paesi, e il valore che gli viene attribuito, tra purificazione, buon auspicio per l'anno nuovo e ringraziamento. È una di quelle tradizioni in cui liturgia cristiana e sostrato molto più antico convivono senza troppi problemi.

Come si svolge il rito

La preparazione comincia giorni prima: si raccoglie la legna, spesso arricchita con essenze aromatiche della macchia come cisto, mirto e lentischo, e si costruisce la catasta. La sera del 16 il falò viene benedetto dal parroco e acceso, di solito dopo la messa o sul sagrato della chiesa dedicata al santo. Quando le fiamme sono al massimo, la tradizione vuole che si compiano tre giri in senso orario e tre in senso contrario attorno al fuoco, per sciogliere un voto o chiedere una grazia. Poi si resta: si mangia carne arrostita sulla brace, si beve, si canta, e in molti centri il fuoco viene tenuto vivo per tutta la giornata del 17, quando la festa prosegue con la messa e la benedizione degli animali.

Dai falò al carnevale

I fuochi di Sant'Antonio non chiudono l'inverno: lo aprono in un'altra forma. In Sardegna sono considerati l'inizio del carrasegare, il carnevale, e in alcuni paesi della Barbagia proprio intorno ai falò avviene la prima uscita dell'anno delle maschere tradizionali. A Mamoiada, per esempio, è nei giorni della festa di Sant'Antonio che Mamuthones e Issohadores escono per la prima volta, sfilando attorno ai fuochi accesi nei diversi rioni del paese. Pochi giorni dopo, il 20 gennaio, diversi centri accendono altri falò in onore di San Sebastiano, prolungando la stagione del fuoco.

Gennaio in Sardegna, cosa aspettarsi

Chi viaggia nell'isola a gennaio trova un contesto agli antipodi rispetto all'estate: giornate corte, aria fredda e limpida nell'interno, paesi vissuti solo da chi ci abita e nessuna coda da nessuna parte. È il periodo in cui il Logudoro si vede meglio, con le colline verdi dopo le piogge e i profili dei castelli e delle chiese romaniche stagliati contro cieli tersi. Chi cerca la Sardegna delle cartoline estive resta deluso; chi cerca quella vera, molto meno.

I riti seguono il calendario del santo, ma programmi, orari e luoghi di accensione cambiano da paese a paese e di anno in anno: verificateli sui canali ufficiali dei Comuni, delle parrocchie e dei comitati organizzatori.

Noi restiamo aperti anche fuori stagione e in inverno il B&B La Valle del Sole cambia ritmo: la casa è più silenziosa, la cucina in condivisione diventa il posto dove rientrare dopo una serata al freddo davanti a un falò, e la colazione inclusa è la parte più gradita del mattino dopo. Se state pensando a un viaggio invernale, leggete anche che cosa significa venire in bassa stagione.

Un inverno diverso nel cuore del Logudoro

A gennaio il Logudoro è verde, silenzioso e tutto per voi, e i falò dei paesi vicini si raggiungono in pochi minuti. Da Tula potete viverli e rientrare al caldo, con la colazione inclusa il mattino dopo.